LA LEGGE delle prese totali di Jean-Renè Vernes
Mi scrive un'amica parlandomi delle Legge delle prese totali di Bergen. Ecco la risposta con un caro saluto. ricambiato.
Caro Pier Massimo,
qui abbiamo una feroce discussione sulla base matematica, o non, della Legge delle prese totali di Bergen. Ci sono fondamenti matematici a tuo giudizio o no?
Grazie per una risposta e per tutti i quiz che ci proponi e che ci fanno impazzire…
Un caro saluto
( Lettera firmata )
La cosiddetta Legge delle Prese Totali non è una legge, intesa nel corretto uso della lingua italiana, ma un principio regolatore dei comportamenti umani, connaturato all’uomo come essere libero e ragionevole. Precisazione dovuta, per utilizzare la lingua Italiana in modo corretto. Non è nemmeno una situazione in senso scientifico, perché non è basata su calcoli matematici ma, piuttosto, è un principio di natura pseudo statistica che indica una certa tendenza, per la verità nemmeno troppo ricorrente e d’incerta affidabilità, tipica del Gioco a Colore. In ultima analisi questo principio valuta conveniente, se non addirittura obbligatorio, impegnarsi per un numero di prese totali pari al numero degli atout possedute sulla propria linea. Di solito chi arriva dopo, migliora quanto esiste già: nella Legge delle Prese Totali, Marty Bergen arrivò secondo, negli anni 70, e la lanciò come se avesse scoperto il vaccino contro l’AIDS. Il principio delle prese Totali, per dare a Cesare quel che è di Cesare, fu teorizzato alla fine degli anni 50 (mi pare il 1957) dal francese Jean Renè Vernes, giocatore del tutto anonimo, ma dicono, grande teorico, che la illustrò in un testo in francese dal titolo “ Bridge moderne de ladefense”.
Poi fu ripresa negli Stati Uniti dalla rivista Bridge World, con un articolo firmato dall’Autore Vernes e quindi ampiamente studiata e commercializzata un seguito – anni 70 - da Marty Bergen che, sull’argomento, scrisse anche un paio di Libri. La regola Vernes delle prese totali, aiuta in meno del cinquanta per cento dei casi, ed è solo un indirizzo, da valutare, caso per caso e con estrema attenzione. Uno studio teorico statistico condotto da Anders Wirgren, sostiene che la natura di questa metodologia di calcolo, funziona solo nel 30% dei casi o poco più. Personalmente la uso come cartina di tornasole, dopo aver fatto altre valutazioni: solo allora faccio un ulteriore controllo per vedere se, anche secondo la teoria Vernes, le prese sperate ci possono essere. Ma la uso poco e mal volentieri.
Il Bridge è e deve essere fantasia basata su solide basi tecnico-matematiche: vedi, ad esempio, la tabellina delle percentuali dei resti. Questa delle prese totali è, per contro, una specie di statistica basata su un numero limitato di casi che fanno numero, ma non statistica: se il vostro compagno, in risposta con cinque atout sulla vostra apertura in un maggiore quinto, vi porta una figura laterale del tipo A-K-Q che cade su una vostra chicane , il principio di Vernes serve solo per andare down. Se la porta su tre cartine, allora il discorso cambia. Meglio abolire le formule magiche, descrivere la propria mano al compagno il quale potrà così sapere che tipologia, di punti avete, A e K, che hanno una valenza, oppure Q e J, che hanno tutt’altro peso. Ma, soprattutto, deve sapere dove li avete, questi benedetti punti. Potrete evitare dolorose sorprese quando il morto scende. Comunque la legge delle prese totali non è una legge e la paternità è, con certezza, da attribuire a Jean Renè Vernes.

