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Convenzione Bergen. Una polemica inutile.

Mi scrive l'amico Giovanni Puliatti, di Firenze, a proposito dei salti di appoggio Bergen e del SA forcing sull'apertura di un Cuori o un Picche. Mi riferisce di aver avuto un'accesa discussione tecnica con alcuni amici, in occasione della disputa di un torneo. Rispondo e poi considero defintivamente chiusa questa polemica sterile e noiosa.

Caro Giovanni,

mi dici che hai avuto modo di discutere, al tavolo, circa gli appoggi Bergen e il SA forcing, sentendoti arrivare una valanga di pareri negativi da parte di due bridgisti tuoi amici. Fermo il rispetto per le altrui idee, io non esprimo pareri miei, ma ascolto e mi baso esclusivamente sui numeri forniti da statistiche matematiche. Che possa piacere o meno, 2+2 fa 4. Se poi uno nega questo asserto, problemi suoi. Prima annotazione: mettiamo a fuoco la figura di Marty Bergen. Questo giocatore americano ha iniziato a sperimentare il suo sistema nel 1975, lo ha pubblicato negli USA nel 1985 ed è stato tradotto e pubblicato in italiano dalla Mursia, in due volumi, nel 1992. Parliamo quindi di convenzioni datate, del secolo scorso. Del resto anch'io ho controllato la mia carta d'identità e mi sono scoperto datato, ma aggiornato. Seconda osservazione: Bergen ha pubblicato le risposte di 1SA forcing su apertura in quinta nobile, ma, salvo che non mi sia sfuggito questo quasi insignificante dettaglio, si è dimenticato di citare l'ideatore di questa convenzione che non è sua, ma di Alan Sontag come risulta ovvio a chi si legga il testo " One no trump forcing" citato anche dall'Amalia Kearse Bridge Conventions. Personalmente ho chiesto un parere a Norberto Bocchi, il supervisore tecnico del mio libro La Quinta Maggiore Milano, e Norby mi ha risposto che, a parte una coppia  di livello assoluto internazionale, non è una convenzione generalmente utilizzata ad alti livelli. Norby ha espresso parere negativo, anche se la deve giocare negli USA, quando partecipa a competizioni con giocatori americani, perchè oltre oceano la giocano tutti. Sempre di Bocchi invece, il parere positivo sul SA forcing che lui gioca da anni e che gli ha sempre dato risultati positivi, in fase licitativa. Gli Italiani che all'ultimo mondiale hanno battuto 62-0 gli USA non sono dei marziani e gli altri dei poverelli d'Assisi. Stiamo parlando di campioni a livello mondiale che hanno una differenza sostanziale. Giocano e controgiocano mediamente allo stesso livello, solo che i nostri giocano sempre i contratti giusti, mentre gli americani spesso  non li trovano. E questo da cosa dipende? Dai sistemi licitativi. Ultima osservazione: Giovanni, se tu apri di 1 Cuori o 1 Picche, sei contento se il tuo partner, con i Bergen raises, ti risponde 3 Fiori o 3 Quadri, per dirti che ha l'appoggio con un certo punteggio? Contro direzionale del secondo difensore per l'attacco e il primo difensore attacca da K x e taglia al terzo giro la tua figura a Fiori di Q J x di mano. Io che mi reputo solo un modesto meccanico assemblatore del Bridge, ho inserito nella Quinta Maggiore Milano, libro che uscirà il mese prossimo, la Splinter Limit che prevede i salti in risposta con punteggio 8-10 e fit, ma singolo o chicane nel colore dichiarato a salto. Se il secondo difensore vuole esporsi con un contro direzionale, si accomodi. Sarà sempre il benvenuto: un attacco sulla chicane o sul singolo del morto, non è chi non veda, farà sempre meno danni che un attacco come quello sopra citato. Tralascio ulteriori considerazioni sul SA forcing che gioco da circa sette anni, e che non mi ha mi dato altro che soddisfazioni. Quindi - concludo - benvenuti gli appoggi Bergen: purchè li giochino quelli che, al tavolo, si siedono di profilo. Che poi una fortissima coppia italiana abbia inserito nel proprio sistema questa convenzione, tanto di rispetto: avranno fatto le loro valutazioni e quindi le loro scelte, ma il numero uno nella massa non fa statistica. Caro Giovanni chiudo con i miei saluti più cari, non senza ricordarti che il Fiori Forte è del 1948, ideato da Eugenio Chiaradia con la collaborazione del suo delfino Pietro Forquet, ed è la convenzione che resiste da oltre sessant'anni, pietra miliare del Bridge dichiarativo, anche del terzo millennio. Gli americani, non hanno potuto astenersi dal modifcarne le risposte, ma lo giocano perchè hanno capito che questa è la perla nata nella culla del Bridge dichiarativo: l'ITALIA.

Ciao a presto

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